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July 18 Coldiretti: Le scorte di pane e pasta basteranno per 7 mesiROMA - Le scorte di pane e pasta, ottenute con il raccolto nazionale di grano appena concluso, basteranno all'Italia al massimo per sette mesi, poi bisognerà acquistare le derrate alimentari dagli altri Paesi. Lo rileva uno studio presentato oggi nel corso dell'Assemblea Nazionale della Coldiretti. L'emergenza cibo mondiale finisce così per farsi sentire anche in Italia, nonostante l'aumento della produzione nazionale e il calo dei consumi interni. Il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, sottolinea quindi la necessità di aumentare la riserva strategica nazionale per evitare possibili rincari legati alle importazioni. «La sola speculazione internazionale sui cereali, stimata al valore medio indicato dagli analisti del 30%, è costata al sistema Paese nell'ultimo anno circa 400 milioni di euro», ricorda Marini.
DIPENDENZA DALL'ESTERO - Gli italiani - ricorda la Coldiretti - rimangono i maggiori consumatori di pasta a livello mondiale con una media di 27 chili all'anno a testa (il triplo rispetto agli Usa e agli altri Paesi europei) mentre sono 66 i chilogrammi di pane consumati per persona . Il raccolto nazionale di grano, ingrediente base del pane, è stato di 3,5 milioni di tonnellate mentre quello di grano duro per la pasta è stato di 4,5 milioni tonnellate, quantitativi non sufficienti per coprire la domanda. A livello comunitario è necessario - dice Marini - proseguire il percorso avviato con la riforma della Politica agricola comune per non aggravare il problema dell'approvvigionamento alimentare dell'Europa in un momento in cui molti Paesi produttori stanno limitando le esportazioni. Oggi - precisa Marini - è quanto mai necessario sviluppare la produzione vicino ai luoghi di consumo non solo per motivi economici ma anche ambientali. COSTI IN AUMENTO - Importare grano dall'estero non è una soluzione. I costi del trasporto incidono infatti per quasi un terzo del prezzo di vendita dei prodotti alimentari. Secondo un recente studio - riferisce la Coldiretti - un pasto medio percorre più di 1.900 chilometri per camion, nave e/o aeroplano prima di arrivare sulla tavola dei consumatori. «NO A FALSI ALLARMISMI» - Il presidente della Federazione italiana panificatori (Fippa), Luca Vecchiato, invita comunque i consumatori italiani a stare tranquilli: «Il pane in Italia non mancherà, né ora né mai» dice Vecchiato. «È noto - ha sottolineato Vecchiato - come ormai da anni l'approvvigionamento di grano italiano rappresenti poco più del 40 per cento delle scorte complessive, per questo invece di creare falsi allarmismi sarebbe opportuno individuare delle soluzioni comuni sui problemi reali che attanagliano la filiera di un prodotto simbolo della dieta mediterranea. A partire dai prezzi che - come dimostrato anche nella dichiarazione di Coldiretti - è un problema globale che risente di diversi fattori, tra cui la scarsità della materia prima». 1 Raccomandazione 2003/361/CE del 6 maggio 2003: I nuovi parametri europei
Dal 1° gennaio 2005 entra in vigore una nuova definizione comunitaria di PMI, alla quale bisognerà fare ricorso per tutte le politiche comunitarie che prevedono come destinatarie le piccole o medie imprese. Con la raccomandazione 361 del 2003 si introduce una nuova categoria d’impresa, la microimpresa. Questo inserimento di una nuova categoria comporta l’innalzamento dei limiti per adeguarli alla crescita dell’inflazione e della produttività osservate dal 1966, data della prima definizione comunitaria di PMI con la raccomandazione 96/280/CE. Alla luce della nuova raccomandazione sono considerate piccole e medie imprese quelle che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro o che non hanno un totale di bilancio annuo non superiore ai 43 milioni di euro. Nello specifico la piccola impresa differisce dalla media in quanto deve appurare meno di 50 dipendenti e il cui totale di bilancio annuo non supera i 10 milioni di euro. Allorquando, si presenta la necessità di distinguere la piccola impresa e microimpresa, quest’ultima viene definita come un’impresa che occupa meno di 10 effettivi e non supera la soglia di fatturato annuo o di totale di bilancio a 2 milioni di euro.
June 07 Risparmio, boom di prodotti garantiti a misura di famigliaGuadagnare senza correre rischi. È questa la nuova formula sulla quale punta l'industria del risparmio gestito ferita dai riscatti dei fondi per catturare nuovamente l'attenzione dell'investitore? Così sembrerebbe, a giudicare dal proliferare di strumenti che mirano a garantire la protezione del capitale investito in queste ultime settimane. Dopo il recente ingresso sul mercato di CheBanca! (gruppo Mediobanca), con il conto corrente, a zero spese, che paga in anticipo gli interessi, torna in scena anche Ing Direct, il gruppo olandese noto in Italia, prima per aver lanciato conti deposito a rendimento elevato e, successivamente, per aver contribuito a creare maggior concorrenza sul mercato dei mutui. Il prodotto si chiama Borsa Protetta Arancio ed è un fondo a capitale protetto che offre performance legate all'indice S&P Mib40 di Piazza Affari, con una particolarità: ogni dodici mesi si tireranno le somme e il cliente parteciperà del 100% del rialzo dell'indice, con un tetto massimo del 7%. In cambio di questa limitazione il risparmiatore avrà comunque garantito il capitale investito in caso di andamento negativo dell'indice.
di Maximilian Cellino
May 30 Aziende e lavoro in Italia nel 2007: cresce occupazione, migliora redditività aziende, ma gli stipendi sono tra i più bassi d'Europa. E anche i corsi e la formazione per i lavoratori sono davvero scarsi..Forti disparità tra Mezzogiorno e Centro-Nord, lo rivela il rapporto Istat 2007. Le conseguenze si ripercuotono sul mercato del lavoro e i consumi. Grave anche la situazione degli investimenti sulla formazione interna del personale.
di Grazia Paoletti Il Rapporto annuale dell'Istat relativo al 2007 analizza la situazione nel nostro paese a partire dalla congiuntura economica mondiale, che ha mostrato squilibri sui mercati finanziari e tensioni sui prezzi delle materie prime, in particolare con gli aumenti dei prodotti energetici e dei cereali, che hanno generato rilevanti spinte inflazionistiche nella UE, tuttora in corso. In particolare nel primo trimestre 2008 gli alimentari sono cresciuti di un ulteriore 5% e gli energetici del 9%. Il PIL dell'Italia è cresciuto meno dell'anno precedente, 1,4 all'anno rispetto al 2,5 dell'Ue27. L'attività produttiva del paese è moderatamente aumentata soprattutto grazie al settore delle costruzioni e dei servizi. Anche i consumi delle famiglie italiane sono cresciuti di poco, l'1,4% grazie alla spinta dei redditi da lavoro indipendente e da attività finanziarie. Le imprese italiane hanno una redditività fra le più alte d'Europa. Quelle più dinamiche attuano la cosiddetta internazionalizzazione produttiva, cioè il trasferimento strategico di funzioni aziendali in paesi che offrono condizioni più favorevoli al loro svolgimento: circa la metà delle grandi imprese industriali italiane ha ormai trasferito all'estero parte dei propri processi, per cui, dice il rapporto, 'l'impatto sulle performances generali di impresa è positivo'; in altre parole, fanno profitti. Invece l'effetto netto sull'occupazione, prosegue il rapporto, è negativo: lo vediamo tutti i giorni sui quotidiani: riduzioni di personale, fabbriche che chiudono, che si trasferiscono. L'esame delle performances delle imprese e delle traiettorie di sviluppo settoriali e territoriali è molto approfondito nel rapporto. In conclusione possiamo dire che continuano ad emergere forti disparità fra Centro-Nord e Mezzogiorno, e tale situazione condiziona il mercato del lavoro, le condizioni economiche delle famiglie, le differenze di genere, i consumi. Una grossa carenza rilevata dal rapporto riguarda la latitanza delle nostre imprese nella formazione, quindi nella qualificazione del lavoro e conseguentemente delle attività e dei prodotti. L'Italia si colloca al terzultimo posto in Europa seguita da Bulgaria e Grecia per la quota di imprese che svolgono attività di formazione continua del proprio personale. Solo il 32% delle imprese svolge tale compito.
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